LA STORIA

La Sezione di Ancona è stata costituita nel lontano 1947 dal  Paracadutista RICCI Corrado già del 185° Reggimento Paracadutisti “Nembo” che ne fu il primo Presidente. Aderirono inoltre Silvio BRILLI e Giuseppe MAZZANTI del 185° Rgt.”Nembo”; i  folgorini  Luciano MAIOLATESI, Alberto FRATTINI ed il Dr. William TABONE; l’ex RSI Nicola PRESENTAZZI. L’Associazione allora era denominata Associazione Nazionale Paracadutisti ed era affiliata alla Federazione Italiana Paracadutisti Sportivi. Nel 1948 la Sezione organizza la prima manifestazione lancistica con il Caproni 133 (la famosa Vacca) residuato della guerra 15/18. Infatti fece un solo passaggio e poi ando ad abbellire qualche museo Aeronautico. In quel periodo i lanci si facevano con il vecchio IF 41 senza emergenza, la quale venne adottata verso la fine del 1949. Altra manifestazione lancistica fu fatta dinanzi alla Fiera della Pesca in Ancona con lanci in mare da velivolo SM 82 ed in quella occasione intervennero anche i primi paracadutisti che praticavano l’apertura comandata fra i quali: Cannarozzo, Persevalli, Milani e Rinaldi. I primi due perirono negli anni successivi a causa di aperture troppo basse.

 

Nel 1949 a causa di un trasferimento per lavoro, RICCI lascia la Presidenza e il testimone passa nelle mani di Arnaldo DOLCINI che guida la Sezione fino al 1956. Durante questo  periodo della sua Presidenza, vengono svolti numerosi Corsi Allievi Paracadutisti e si brevettarono numeri giovanotti e ragazze. Cominciarono ad infoltire il gruppo anche   i  paracadutisti militari che avevano prestato servizio presso il rinato Centro Militare di Paracadutismo di Viterbo : Lorenzo CATALANI, Franco FIORETTI e  Edoardo MENGONI. Vengono effettuate anche due esercitazione lancistiche  con velivolo civile presso l’aeroporto di Falconara (maggio 1954) e Fano 15 agosto 1954. Venne anche organizzato il 27 giugno 1954,  in occasione del 10° Anniversario della Battaglia di Filottrano, un Raduno Nazionale dei Paracadutisti. Nel 1957, la Sezione passa sotto la Presidenza di Silvio BRILLI ed anche lui continua l’attività dei Corsi Allievi ed esercitazioni lancistiche  di interesse militare con velivolo civile a Fano il 18 agosto  con 112 lanci. Altre esercitazioni si svolgono a Loreto l’8 settembre 1959 con aereo militare – imbarco all’aeroporto di Jesi e lanci nell’ex aeroporto di Scossici (Loreto), ed Ancona a Fano il 17 luglio 1960.

 

Segue un periodo oscuro, durante il quale la Sezione passa momenti difficili e nel frattempo nasce la Sezione di Fano, guidata dal Folgorino William  Dr. Tabone. Il 21 settembre 1963 si riuniscono in Ancona nella sede della Sezione in piazza Plebiscito 37, un gruppo di 16 paracadutisti Ordinari e 5 aggregati, convocati dal Comm. Lassale ERRANI Consigliere Nazionale della IV^ Zona dell’ANPd’I, i quali decidono unanimi di ricostituire la Sezione Provinciale di Ancona con la nuova denominazione dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia – Presidente resta Silvio BRILLI, il quale rimane in carica fino 31 dicembre 1970. Questo è l’elenco dei partecipanti: soci ordinari:  BENEDETTUCCI Antonio di Rcanati, TABONE William di Fano, CIUFFOLINI Secondo di P.S.Elpidio, FIORETTI Franco di Falconara, PETRINI Roberto di Campofilone, GIULIANI Gino di Jesi, FERRACUTI Nicola di Fermo, MAIOLATESI Luciano di Jesi, MENGONI Edoardo di Ancona, FRATTINI Alberto di Fano, FRANCESCHINI Remo di Pesaro, DOLCINI Arnaldo di Ancona, BRILLI Silvio di Ancona, MASSARI Gianfranco di Ancona, BORGOGNONI Fausto di Jesi e CATALANI Lorenzo di Ostra. Soci Aggregati: MENGONI Bruno di Ancona, REMIDDI Francesco di Ancona, MACCIO’ Sergio di Jesi, GALLIANI Carolina in Macciò di Jesi e MELDOLESI Enrico di Castelfidardo.

 

La numerazione delle tessere subiscono variazioni ed ogni anno viene riformulato l’ordine in base al rinnovo, solo dal 1972 viene ripresa la numerazione progressiva con la tessera n° 01 rilasaciata al Presidente Franco FIORETTI che rimane in carica fino il 1974. In questo periodo incomincia la rinascita della Sezione con l’attività di lancio e con la collaborazione dell’Aero Club di Ancona – Falconara. I corsi si tenevano nella palestra delle scuole medie di Collemarino dove il Bidello, pa. Giuseppe MAZZANTI  ospitava. Era il periodo di Cipriano CAPPELLETTI, Goffredo MAZZANTI, Sandro RANUCCI – Presidente dell’Aeroclub, Stefano PAZZANI, Luciano FRABONI,  Raul RAGNI, Dino CARDINALI, Vittorio ZAVAGLIA, i  due fratelli REMIA Paolo e Luigi, Diego DONATI, Renzo DI BERT, Gabriele FANGI, Roberto MASCIO e così via, sino a superare gli oltre 2300 iscritti che al 30 giugno 2007 si trovano nell’archivio della Sezione.

 

Ritornando ai Presidenti, dopo Franco FIORETTI, subentra  nel  biennio 1974/75 Giuseppe MAZZANTI, per passare la Presidenza dal 1975 al 1991 al mitico Luciano MAIOLATESI Medaglia d’Argento al Valor Militare di El Alamein. 16 anni ininterrotti di  guida illuminata della Sezione ha portato il sodalizio a livelli nazionali di prestigio al punto di arrivare ad occupare il terzo posto in assoluto come numero di iscritti, subito dopo Milano e Roma. Per parlare di quest’uomo come soldato, come cittadino e patriota sarebbe necessario un volume intero, ma sommariamente questa è la sua storia: nato a Belvedere Ostrense il 2 aprile 1920, cresce a Jesi, fisico da atleta, si distingue nel gioco del calcio dove nel ruolo di portiere difende i colori della Jesina. Con la chiamata della leva e l’entrata dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, Luciano chiede di andare nei paracadutisti e fu uno dei primi ad arrivare alla Scuola di Tarquinia il primo luglio del 1940 e formare il 1° Battaglione Paracadutisti comandato dal Ten.Col. BENSI vecchio caimano del Piave ed inquadrato nella 6^ Compagnia “Grifi”.

Quando al Battaglione venne usurpato il numero con 2°, perché il primo spettava all’Arma dei Carabinieri, a Tarquinia ci fu un ammutinamento che comportò l’allontanamento del Comandante BENSI e l’inserimento del Magg. ZANNINOVICH. Il Btg.rimase per 40 giorni in quarantena alle saline, per poi raggiungere Viterbo.

Foto: Luciano Maiolatesi il primo da destra, a Tarquinia, nel 1940, assieme al suo sergente istruttore e un altro camerata.

Prima di partire per l’Africa settentrionale, il Btg. partecipa a duri addestramenti sia di lancio con esercitazioni a fuoco assieme  i paracadutisti tedeschi di Ramcke sia nella zona del Viterbese che a Bolzano.Nella primavera del 1942 il  2°Btg. assieme a tutti i rimanenti Battaglioni dei Reggimenti 186°,187° ed i Gruppi del 185° Artiglieria, si trovarono in Puglia per un addestramento speciale in previsione di un impiego operativo per la conquista di MALTA, ma improvvisamente i piani cambiarono e furono dirottati a scaglioni tra il luglio ed agosto  in Africa Settentrionale, esattamente nel deserto Libico ed impiegati come fanteria leggera con l’avanzata di Rommel  che si fermò in Egitto a 105 Km. da Alessandria d’Egitto ad El Alamein nella linea che va dalla costa sino alle depressioni del Cattara (60 Km) circa. La Divisione Folgore, denominazione che  solo allora le venne assegnata, copriva circa una ventina di chilometri ,dal limite della depressione,dove sorgono due colline denominate dai Beduini  “il cammello” e chiamate” El Himeimat”, in direzione nord sino al “El Munassib”. In questo tratto la 6^ Compagnia di Luciano viene staccata dal II/187°Btg. e mandata a formare il Raggruppamento “Ruspoli”,  posto avanzato dello schieramento (quota 105) a difesa di un grande campo minato, senza tante possibilità di difesa all’infuori di quella di scavarsi  senza attrezzi idonei, delle buche più a fondo possibile per difendersi dal fuoco delle artiglierie  e dagli attacchi dei mezzi corazzati inglesi.  A Luciano venne assegnato un settore dove con il suo mitragliatore, il Breda 30 doveva battere. La notte del 23 ottobre1942 alle 21,00 circa, con un tiro di preparazione di artiglieria inglese di inaudita violenza inizia la Battaglia di “El Alamein”,che perdura fino alle luci dell’alba. Cessato il tiro di preparazione i paracadutisti della 6^ e tutto il Raggruppamento, videro avanzare i primi carri  Sherman,Matilda,Valentie e Grant, tutti dotati di ottime artiglierie da 75, 57 e 37 m/m ed alcuni dei quali attrezzati con le catene battenti per creare dei varchi nei campi minati , seguiti dalle fanterie. La gloriosa 6^ Cp. con l’appoggio di una Batteria di artiglieri del 185°con i  pezzi da 47/52 resistette per quasi tutta la giornata, ma esaurite tutte le munizioni , con le ferite aperte e medicate con mezzi di fortuna  per i più fortunati che non trovarono la morte, sopraffatti da un nemico in forze superiori e tagliati fuori da ogni contatto con il Comando, i supersiti si sono dovuti arrendere.

Ferito gravemente alla mano destra, Luciano dopo la cattura viene sommariamente medicato ed inviato nel campo di prigionia nella zona dei laghi amari del Canale di Suez. In seguito, viene considerato dagli inglesi non idoneo al combattimento e viene scambiato tramite una nave Ospedale con altrettanti prigionieri inglesi, sbarcando nel porto di Bari alla fine del 1942. Rientra nella sua Jesi e viene assunto dal Comune quale Usciere. Il Comandante Zanninovich lo propone per la M.A.V.M. che dopo il conflitto gli viene concessa con la seguente motivazione:

 

<Caporale paracadutista mitragliere capo arma già distintosi per intelligenza ed ardimento in precedenti azioni, attaccato da forze preponderanti contribuiva col fuoco calmo e preciso della sua arma a respingere un accanito attacco. Nuovamente attaccato, sorpassato, ma non sopraffatto dal numero e dai mezzi, continuava a rimanere al suo posto ed a dirigere il micidiale fuoco della sua arma. Gravemente ferito, esaurite le munizioni, rimasto con pochi valorosi, persisteva in tenace lotta a colpi di bombe a mano finchè riusciva, in virtù di audacia e stoica fermezza, a rintuzzare l’aggressività dell’attaccante.

( A.S.24 ottobre 1942)>.

Luciano Maiolatesi

La ferita non non si rimargina e di continuo deve sottoporsi ad interventi chirurgici per evitare la cancrena. La sera del 3 maggio 1956, dall’Ospedale Rizzoli di Bologna dove era ricoverato . Ecco come viene citato dal libro di Caccia Dominioni  “ALAMEIN 1933 – 1962 a pag. 345: Luciano MAIOLATESI, medaglia d’argento, il paracadutista del II battaglione, scrive una lettera al suo antico maggiore, il generale Zanninovich. Non è una lettera come le altre, perché Maiolatesi usa per l’ultima volta la sua mano destra, ferita tanti anni prima ad Alamein,incessante tormento che finalmente, con l’amputazione stabilita per l’indomani, cesserà.

 

< In questo momento in cui dovrò affrontare una nuova prova penso a Lei che mi ha insegnato di essere forte, di amare tanto la Patria. Prima di venire qui a Bologna per farmi animo ripassai tutte le Sue lettere, le lessi e rilessi perché in esse trovo la mia giovinezza, la mia forza e soprattutto il bene che Lei Signor Comandante ha per me>.

 

Finite le sofferenze, con la mano finta, come Lui la chiamava, Luciano dedica il suo tempo al servizio ed alla moglie ADA, ma soprattutto ai paracadutisti della Sezione.  Nel 1975 infatti, raggiunta la meritata pensione, si dedica interamente alla Sezione di Ancona  portandola a traguardi di primo piano in campo nazionale.

 

 

Luciano Maiolatesi

Per prima cosa ha riallacciato i contatti con i Comandi Militari  della Provincia, ma in particolar modo con la Brigata Paracadutisti “Folgore”; ha ripristinato il dovuto collegamento con l’Amministrazione Comunale di Filottrano ed i Reduci per celebrare annualmente le vicende della Battaglia di Filottrano combattuta dalla Divisione Paracadutisti “Nembo” nel luglio 1944,organizzando con solennità :  il 40° anniversario; lo spostamento del Cippo dall’incrocio dove si trovava, all’attuale sede dinanzi all’Ospedale, dove la Battaglia fu più cruenta. Al seguito di ogni ricorrenza  ha organizzato lanci da velivoli militari e civili; ottenuto per in 40° anniversario e la cerimonia dello spostamento la presenza di tre Bandiere di Guerra: 183°Nembo,184° art.Nembo” e 185° art.par. Folgore e di autorità a livello Ministro della Difesa e Capo di Stato Maggiore.

 

Da segnalare la grande amicizia che legava al Generale  Gaetano Pellegrino,già C.te della Brigata Folgore e C.te Generale della Guardia di Finanza ed il Gen. Giovanni Giostra ; la considerazione di tutti i vari Comandanti dei Reparti della Folgore; i contatti con i “Grifi”,  i superstiti della 6^ Compagnia ; il legame che univa con particolare affettività al 185° Art.Par.; di come seguiva i paracadutisti che uscivano dai Corsi Allievi della Sezione ed andavano a militare presso qualsiasi Ente,ma in particolar modo per coloro che desideravano far parte della Folgore: alcuni dei tanti casi: Stefano Pazzani che ha militato alla sua 6^ Cp.; Cipriano Cappelletti S.Ten di prima nomina al 185° Gruppo Art.Par. Folgore assieme al Mar.Renzo Di Bert ; al par.Bavona di Fano e tantissimi altri. Le innumerevoli esercitazioni lancistiche con aereo civile e paracadute militare effettuate presso l’Aeroporto di Fano, brevettando migliaia di allievi e l’attività che seguiva presso l’Aero Club di Falconara prima ed Alimarche poi con l’instancabile Mar. Aeronautica Dino Cardinali; le innumerevoli manifestazioni lancistiche in tutte le località delle Marche: Matelica, Sefro, Ostra, Corinaldo, Jesi, Gradara, Fano, Pesaro, Montalto Marche, Offida, Pagliare del Tronto, Ascoli Piceno tanto per citarne alcune. Era il periodo del pionierismo del paracadutismo sportivo, dove si usavano ancora delle vele tonde ed eravamo ai bagliori del paracadute a profilo alare. Il materiale, da parte della Brigata Folgore non mancava mai sempre tramite il Suo interessamento.

Foto in zona di lancio: in piedi da sinistra - Di Bert, Renato Pavan, Luciano Maiolatesi, Carlo Garofoli, Funzionario dell'Aviazione civile, Dino Cardinali, accosciati - Donati Diego, Reduce Folgore di Jesi, Paolo Remia e una folgorina.

Durante il Suo periodo ha fondato con i paracadutisti che prima iscriveva alla Sezione Anconetana come Nucleo, la Sezione di Matelica (MC); San Ginesio (MC)e San Marco Ascoli Piceno. Ha ricostruito e fatto conoscere un fatto d’arme che si è svolto nella zona di Visso (MC) nel periodo di marzo 1944, dove due pattuglie di paracadutisti del 185°Reggimento Arditi Paracadutisti “Nembo” vennero lanciati nella zona di “Macereto” sui monti Sibillini, a seguito di cui furono concesse due Medaglie d’Oro al Valore al Ten. Italo Castaldi ed il Serg.Magg. Salvatore Micale  fucilati dopo un duro combattimento. Ha mantenuto i contatti con i Reduci Nembo ed incoraggiato il Mar. Minischetti per la costruzione del monumento di Sforzacosta che ricorda i Caduti di quel fatto d’arme  del 26 giugno 1944. Con i Reduci  Folgore della  Sezione: Dr. William Tabone e Alberto Frattini e tutti coloro che lo hanno lasciato prima di lui, i rapporti sono stati sempre imperniati sui grandi temi  dell’amor  ed onore per la Patria, il rispetto di tutti coloro sono caduti per un ideale ed il grande spirito di Corpo dei Paracadutisti Italiani, siano essi abbiano combattuto al nord o al sud. Ha allacciato  rapporti con i paracadutisti europei: Francesi,Belgi e Tedeschi costituendo gemellaggi che ancora oggi resistono con la Sezione Francese di Thionville e quella Tedesca di Merzig e la Belga di Arlon.

 

Il 4 dicembre 1991, giorno di S. Barbara, Luciano ci ha lasciato sgomenti intorno le 14,00. ai funerali  del giorno successivo è intervenuto un picchetto armato del 5° Btg. ”El Alamein” di Siena e tantissimi paracadutisti di ogni ordine e grado venuti a rendere omaggio ad un grande. Il Vice Presidente, par. Lorenzo CATALANI guiderà la Sezione sino alle votazioni di gennaio 1992, dove l’Assemblea Ordinaria di Sezione elegge il Mar.Magg. a.par.(aus) Renzo DI BERT 

I PARACADUTISTI PASSATI A MIGLIOR VITA

 

  • RICCI Corrado

  • DOLCINI Arnaldo 

  • BRILLI Silvio 

  • MAZZANTI Giuseppe

  • MAIOLATESI Luciano 

  • TABONE dr. William 

  • FRATTINI Alberto

  • PRESENTAZZI Nicola

  • CATALANI Lorenzo 

  • BENEDETTUCCI Antonio

  • GIULIANI Gino

  • MASSARI Gianfranco

  • BORGOGNONI Fausto

  • REMIDDI Francesco

  • CARDINALI Dino

  • Gen. Gaetano PELLEGRINO

  • ALLEGRI Mario

  • Silvi Savino

  • Achille Stefano

BELVEDERE OSTRENSE: Città natale di Luciano Maiolatesi e sito della Sua ultima dimora, dedica una Via in suo onore.

A seguito dell’iniziativa del primo cittadino di Belvedere Ostrense, il Dott. Lamberto PIERMARTINI, il 13 dicembre 1998 è stata inaugurata una Via alla M.A.V.M. Luciano MAIOLATESI.

CENNI STORICI SULLA NASCITA DEL PARACADUTISMO

UNA VOLTA CHE AVRETE CONOSCIUTO IL VOLO, CAMMINERETE SULLA TERRA GUARDANDO IL CIELO, PERCHE’ LA’ SIETE STATI E LA’ DESIDERETE TORNARE.                                                                                                                           Leonardo da Vinci

 

In generale la maggioranza degli individui sentendo parlare  di paracadutismo reagiscono prima con stupore nei confronti dell’interlocutore ,immediatamente dopo con l’ansia  che, naturalmente la sfida verso il vuoto, dispensa. Dopo queste reazioni, gli stessi finiscono, nella maggior parte dei casi, definendo la disciplina del paracadutismo  pericolosa; COSI’ NON E’!!!

Innanzi tutto il paracadutismo è una disciplina sicura. Dati alla mano si può tranquillamente affermare lo sci oppure il ciclismo sport più pericolosi. Su una nota testata nazionale tempo addietro era riportata l’incidenza degli infortuni ,nel paracadutismo si attestano sullo 0,0175%, quindi bassissimo!!!

Questo perché il paracadutismo nei trecento anni di storia dalla sua nascita ha subito come altri mezzi di trasporto, una continua evoluzione, sia nei materiali, sia nelle procedure, inseguendo sempre il valore primario senza il quale non avrebbe avuto fortuna, la SICUREZZA.

Fatta questa premessa pensiamo sia interessante  introdurre un po’ di storia del percorso che questo mezzo di trasporto, dal fascino particolare, ha compiuto.

Intorno al 1100 si ha notizia che acrobati cinesi si lanciassero dalle torri e dagli edifici utilizzando, per rallentare la caduta, strutture rigide a forma di ombrello.

Nel 1502 Leonardo da Vinci, riconosciuto come il teorizzatore della forma e superfice necessarie al mezzo che avrebbe consentito ad un’uomo di atterrare senza alcun danno, elabora la sua teoria

Il paracadute da lui ideato aveva forma piramidale e tenuto aperto alla base da 4 asticelle di legno. Nel Codice Atlantico, Leonardo descrive le dimensioni di questo strumento: ”se un’ uomo ha un padiglione di pannolino intasato che sia 12 braccia per faccia e alto 12 , potrà gittarsi d’ogni grande altezza senza alcun danno di sé”.

500 anni dopo un paracadutista inglese dimostrerà la validità della teoria di  Leonardo. Seguendo le indicazioni scritte nel codice appena citato Adrian Nicholas ( così si chiama il paracadutista) costruisce il paracadute leonardesco, utilizzando materiali dell’epoca, il peso complessivo sarà di 85 kg.

Nel giugno del 2000,nella provincia   sudafricana di Mpumalanga,  il primo paracadute della storia viene agganciato ad una mongolfiera e dalla quota  di 3000 metri inizia la sua discesa. Le riprese filmate mostrano una discesa stabile e  un rateo di discesa simile ad un paracadute ad ala. Alla quota di 600 metri Adrian si  sgancia dal paracadute di Leonardo  e apre un paracadute moderno. La teoria di Leonardo era esatta.

Nel 1617 sempre un’ italiano, Fausto Venanzio si lancia con successo da una torre a Venezia. Il paracadute ha una forma squadrata ed è tenuto aperto da una struttura rigida

Nel 1785, questa volta in Francia, Jean Pierre Blanchard inventa il paracadute pieghevole e lo sperimenta con successo lanciandosi da un pallone aerostatico.

Ma il primo vero paracadutista porta il nome del parigino  Andrè Jacques Garnerin ,per i numerosi lanci effettuati, il primo dei quali avviene il 22 ottobre 1797  nei cieli di Parigi e precisamente sopra Parc Monceau. In questa occasione costruisce  il proprio mezzo in meno di una settimana. Il paracadute, dal diametro di 32 piedi, circa 10 metri, ha 36 fusi ,privo di qualsiasi foro, quel  giorno si apre  perfettamente  ma oscilla notevolmente provocando all’utilizzatore la nausea. Sarà il fisico Lalande l’anno seguente a suggerire il perfezionamento necessario ad ovviare al problema :  Garnerin apporterà un foro all’apice della calotta, la modifica ridurrà già da allora la calotta  le oscillazioni. L’anno successivo ,Jeanne –Genevieve Labrosse, moglie di Garnerin, diventa la prima donna a lanciarsi con il paracadute. I paracadute costruiti fino ad allora non hanno imbragatura. La calotta è racchiusa dentro un contenitore solidale con il pallone e con le funi di sospensione collegate alla navicella, all’interno della quale trova sistemazione l’uomo. In caso di necessità, la navicella viene staccata dall’aerostato e il paracadute si apre per estrazione. Nel 1808 Jodeky Kuparento durante una sfortunata ascesa con la mongolfiera dimostra l’utilità del paracadute come strumento di salvataggio, infatti l’aerostato sul quale si trovava, si incendia e il Jodeky si lancia mettendosi in salvo. Ma non tutti gli esperimenti hanno successo: l’inglese Robert Cocking un pittore di acquerelli che nel 1802 aveva visto a Londra Garnerin in una sua esibizione, nota che il paracadute del francese oscilla e decide anche lui di tentare l’impresa approntando i necessari miglioramenti. Miglioramenti che gli vengono suggeriti da uno studio di Sir George Cayley, questi sostiene, in un suo trattato dal titolo “Carta della Navigazione Aerea” che le oscillazioni verrebbero eliminate utilizzando un paracadute con un disegno conico. Il 24 luglio del 1837 pubblicizzando l’evento, di fronte a migliaia di persone il pallone aerostatico, che trasporta il manufatto di Cocking , del peso di 113 kg, si leva nei cieli di Londra. La quota prevista per sganciare il paracadute è di 2400 metri, ma il peso dell’intera struttura non consente il raggiungimento di tale obiettivo perciò a 1200 metri inizia la discesa di Cocking a bordo del suo lavoro. Il mezzo di trasporto immediatamente prende velocità fino a quando gli anelli metallici che componevano i coni si strappano dal tessuto facendo collassare il paracadute, Cocking  che ha 61 anni muore nell’impatto. Recenti studi hanno dimostrato che il progetto avrebbe avuto più foruna se fosse stato più grande e meglio costruito, comunque l’incidente frenò fino alla fine del 19° secolo  lo sviluppo del paracadutismo in Inghilterra. Nel 1887 lo sviluppo del paracadute compie un altro passo in avanti: il Capitano Tom Baldwin inventa l’imbragatura rendendo il paracadutista indipendente dalla navicella. Quattro anni più tardi l’americano Charles Broadwick  progetta un paracadute abbastanza  simile a quelli attuali: imbragatura, pacco paracadute disposto sulla schiena e avvolto da relativa custodia, il tutto incorporato in una specie di giacca. In questa occasione viene introdotta un’altra innovazione: l’apertura tramite una fune di vincolo. Nel 1903 effettuano il primo volo i fratelli Wright, il mezzo da loro progettato  darà un’ulteriore impulso allo sviluppo del paracadute.

 

Nel 1908 Georgia (Tiny) Broadwick , figlia adottiva di Charles, da un pallone ad aria calda  effettua il suo primo salto all’età di 15 anni, cinque anni più tardi, il 21 giugno del 1913,  lo compirà da un’ aereo. Nel 1914  effettua cinque lanci dimostrativi alle autorità americane, influenzando non poco le autorità militari . In uno di questi lanci, la fune di vincolo si impiglia negli impennaggi dell’aereo. Per evitare il ripetersi dell’inconveniente, taglia la fune di vincolo, lasciandone uno spezzone che le permette di aprire manualmente il paracadute. In quattordici anni esegue più di mille lanci, la maggior parte in caduta libera. Muore nel 1979 all’età di 86 anni. Contemporaneamente nel 1908 Leo Stevens migliora il contenitore e il sistema di fissaggio al corpo e nel 1913 il Cap. Albert Berry, con il paracadute di Stevens ulteriormente modificato si lancia utilizzando una tecnica particolare, il lancio dall’ala dell’aereo. Pare che insieme ad un altro di nome Grant Morton sia stato il primo a lanciarsi da un’aereo. Morton si lanciò utilizzando un paracadute dalla calotta in seta che lo stesso teneva in mano, rilasciandola appena abbandonato il velivolo, mentre Berry avrebbe usato un contenitore, dove trovava alloggio la velatura, posizionato sotto la carlinga dell’aereo.

Nel 1911 l’italiano Pino inventa il pilotino, questo nuovo strumento all’inizio aveva una struttura rigida.

Con l’avvento della Prima Guerra Mondiale il paracadute assume l’impiego che le strutture militari avevano intuito, cioè l’opportunità di infiltrarsi in territorio nemico per azioni di spionaggio e sabotaggio; i primi ad utilizzare questo espediente sono italiani.  Nel primo conflitto gli inglesi avevano fornito  di un certo numero di paracadute modello Calthrop, ribattezzati Angel Guardian, i piloti italiani, i quali avrebbero dovuto usarli i caso di abbattimento, ma  cause come l’eccessivo ingombro dello strumento,   le difficoltose procedure di abbandono del velivolo uniti ad una tradizione “marinaresca” che voleva i piloti seguire l’aereo anche se abbattuto fecero accantonare l’attrezzatura.  Durante una ricognizione il pilota canadese Maggiore William .Barker, asso dell’aviazione inglese,  vide un’ aviatore tedesco abbandonare il suo velivolo colpito per mezzo di un paracadute. Da questo episodio nasce nel pilota canadese l’idea di paracadutare soldati otre le linee nemiche per ottenere informazioni sulla consistenza e sul posizionamento delle truppe avversarie. Il piano viene accolto in seno all’8^armata agli ordini del Gen. Caviglia.  Per la missione vengono selezionati il Tenente degli Arditi Alessandro Tandura,  il Tenente degli Alpini Arrigo Barnaba, il Ten. Ferruccio Nicoloso e  il Ten. Antonio Pavan. Il primo ad essere impiegato la notte tra l’8 e il 9 agosto del 1918 fu il Tenente Tandura,  nativo di Vittorio Veneto. L’aereo utilizzato era un bimotore da ricognizione Savoia Pomilio, dove nella parte posteriore era ricavato un sedile ribaltabile per mezzo di una leva che veniva manovrata dal piota. Il Tandura era perciò costretto a volare con i piedi a penzoloni nel vuoto e la schiena rivolta

 alla direzione del volo, in attesa che il sedile venisse ribaltato ed iniziasse  la caduta. Il paracadute racchiuso in un involucro sistemato sotto la fusoliera e collegato per mezzo di una fune al cinturone del paracadutista, si sarebbe aperto a causa della trazione. Tandura portava con sé gabbiette con piccioni viaggiatori.

E’ doveroso riportare la testimonianza  di questo ardito,  che non si era mai lanciato e non sapeva neppure cosa fosse un paracadute, tratta dal suo libro “Tre mesi di spionaggio oltre il Piave”: “appena giunto nel campo di Villaverla, tutti gli ufficiali inglesi addetti ci vengono incontro, il magg. William Barker e il Cap. On. Welwood mi dicono che la partenza sarà rinviata di un’ora o forse due, perché devono essere eseguite delle riparazioni. Voglio vedere il mio velivolo; è un Savoia Pomilio SP2 da bombardamento. Ho un certo senso di titubanza e il sangue  accelera il suo corso e le tempie mi battono. E’ l’emozione per il primo volo. L’apparecchio mi pare cosa di morto, un’enorme pipistrello. Poi mi fanno vedere il paracadute. E’ composto da un’ombrello di seta nera,del diametro di 2 metri e mezzo; agli orli della tela dell’ombrello un’infinità di cordicelle si stacca, per raccogliersi alla distanza di due metri in un punto dal quale parte una grossa corda di caucciù del diametro di quattro centimetri e della lunghezza pure di due metri. All’estremità si sfrangia un complesso di cinghie a bretella, a cintura, a  cavallo che avvolgono il torso e lo avvinghiano saldamente . […] mi sedetti dove mi mi dissero di sedermi: in quella posizione avevo le gambe che penzolavano nel vuoto. Accomodarono l’estremità superiore del paracadute sotto la tavoletta in cui stavo seduto; distinguevo la corda di caucciù scendere  dalle mie spalle per finire sotto la carlinga. Il campo di Villaverla-Thiene era illuminato da un potente riflettore, posto in un’ angolo per le segnalazioni.  […]Pronti!!! Gridò una voce. […] Pronti risposero.[…] Due fiamme uscirono dagli scappamenti, lacerati, e l’aeroplano lambì per prendere quota […] Ora il motore è spento ed io ho la sensazione  che l’apparecchio discenda . Sento benissimo la  voce dei due aviatori che discorrono tra loro. Levo il tappo della bottiglia e bevo un sorso di cordiale. Quando meno me lo aspetto, la botola su cui ero seduto,  si apre e mi sento precipitare nel vuoto . Ah…viene in me solo un senso; le orecchie sono straziate da un sibilo che mi devasta il cervello. L’incubo dei sogni orribili!!! Ma subito ho l’impressione di essere sollevato, di tornare in su. Alzo gli occhi e vedo il paracadute  aperto. La pioggia mi sferza il viso. Oso guardare in basso e vedo strade e campi che ridono in un’altalena infernale. Mi smarrisce perdo i sensi ..e un’ attimo . Ad un tratto colpito fortemente al petto, mi trovo a terra, con le gambe all’aria. Lanciato nel vuoto da circa 1500 metri d’altezza ero caduto in un vigneto, mentre infuriava il temporale.”

Il 23 ottobre 1918 è invece la volta di Ferruccio Nicoloso  che purtroppo verrà lanciato fuori zona ( in località Osoppo-Codroipo) perciò il 24 ottobre tocca al Tenente Alpino Arrigo Barnaba di Buja  di cui possiamo riportare il link affinchè chi interessato possa veder lo strumento da lui utilizzato http://www.barnabadibuja.it/Manifestazione/Paracadute/Paracadute.html

Ai Tenenti Alessandro Tandura e Pier Arrigo Barnaba fu assegnata la Medaglia d’oro al Valor Militare mentre al Tenente Ferruccio Nicolosio fu conferita la Medaglia all’Ordine Militare dei Savoia.

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